Corea del Nord, pene severe per chi non ha pianto Jong-il
(11 Gennaio 2011) PYONGYANG – Il culto della personalità in Corea del Nord va avanti, anche dopo la morte. E non può far eccezione la devozione per Kim Jong-il, il dittatore scomparso lo scorso 17 dicembre e celebrato con un mastodontico funerale a Pyongyang, tra le lacrime dei sudditi presenti. Ma alcuni, secondo le autorità del regime, non hanno pianto abbastanza, e per questo subiranno pene e percorsi “rieducativi”.
A riferirlo è la stampa del nemico storico, la vicina Corea del Sud, per la quale i nordcoreani non sufficentemente affranti verrano spediti dall’esercito per sei mesi in campi di lavoro e formazione, oppure finiranno nelle zone più remote del Paese. Non è altro che l’ennesimo episodio di un’adorazione spinta all’estremo da un indottrinamento onnipresente, tipico dei vecchi totalitarismi stalinisti.
E ora la propaganda ha cominciato a servire il successore del “Caro leader”, cioè il suo terzogenito Kim Jong Un. All’erede al trono la televisione di stato ha preparato un primo tributo video, nel quale viene descritto come un genio militare e viene salutato festante dai reparti dell’esercito. La clip, agli occhi di un cittadino occidentale, può sembrare abbastanza grottesca, eppure fa presa sulla povera gente del posto.
La macchina del consenso, la più potente del mondo dopo quella in Eritrea, cerca di mascherare la realtà, fatta di stenti e difficoltà economiche. Il Paese asiatico è stretto dalla politica isolazionista e dal pesante embargo internazionale, mitigato dagli aiuti umanitari provenienti dall’estero. Qui la fame rimane un problema serio, nonostante il governo mantenga il quarto esercito più numeroso al mondo e un ambizioso programma nucleare.
Vincenzo Drago
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