Referendum scissione Catalogna: 90% di sì
Date dello “spagnolo” a un abitante di Barcellona e quello potrebbe inveirvi contro. È questo lo scenario che emerge dai risultati del referendum consultivo tenutosi domenica 10 nella città catalana e basato sulla domanda “Volete che la Catalogna diventi uno Stato indipendente, sociale e democratico, membro dell’Unione europea?”: s’è pronunciato per il “Sì” il 90% dei votanti.
A dire il vero l’affluenza è stata molto bassa, pari al 21,3% dei cittadini iscritti sulle liste elettorali ufficiali, circa 260mila persone e, considerando che le votazioni toccavano 20 comuni oltre al capoluogo catalano, il risultato complessivo di affluenza arriva al 18.14%.
Anche se in Spagna i referendum consultivi non hanno valore in quanto non riconosciuti, non si può sottovalutare l’esito schiacciante della votazione, accolta come una vittoria da parte della piattaforma “Barcellona decideix” che raggruppa tutti i movimenti e le associazioni con intenti separatisti.
Inoltre il risultato arriva tre giorni prima del voto del parlamento regionale catalano riguardo un primo disegno di legge su una reale possibile scissione, con conseguente proclamazione d’indipendenza.
Il mal di pancia della popolazione catalana nei confronti della Spagna unita ha radici profonde e antiche. Certamente non avrà giovato la crisi economica che sta attraversando la quinta potenza europea, una situazione che, così come in ogni momento difficile si trasforma in un vero e proprio alleato per le teorie populiste.
Angelo Fischetti
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Salve, leggo con piacere uno dei pochissimi articoli pubblicati in Italia su questo argomento e mi complimento con voi. Scrivo da Barcellona, dove vivo da sei anni.
Vorrei suggerire un paio di precisazioni, importanti per interpretare meglio i fatti. In Spagna i referendum consultivi su questi argomenti non è che non siano riconosciuti, ma sono proibiti dalla costituzione. Quest’iniziativa non era un referendum, bensí un’azione dimostrativa e rivendicava solo il “diritto di poter decidere” (Dret de decidir) sull’indipendenza.
Questo di “Barcelona Decideix”, che è stato solo l’ultimo di altri 500 altri comuni catalani, si è dovuto presentare come “consultazione” promossa da associazioni civiche, è stato completamente autogestito, autofinanziato e realizzato senza alcun supporto istituzionale. Il comune di Barcellona non ha concesso nessun locale pubblico e l’arcivescovo ha vietato l’uso delle sale parrocchiali.
Da notare che, oltre al vecchio ex-presidente Pujol, anche l’attuale presidente della Generalitat Artur Mas, tutti i suoi ministri (qui si chiamano Consellers) e tutti i leaders politici esclusi popolari e socialisti, hanno votato.
Da ultimo, suggerisco di usare la parola indipendentista al posto di separatista, perchè i catalani, in generale, non si considerano parte dello stato spagnolo, ma solo sottomessi dal regno di Castiglia nel 1714. Purtoppo a partire da allora hanno perso tutte le guerre e si trovano ancora in questa condizione, ma lavorano democraticamente e pacificamente per la loro libertà.