Gheddafi preoccupato per la giornata del 17 febbraio
Il Nordafrica si è svegliato e l’energico battito d’ali della farfalla tunisina genera un vento caldo che solleva la sabbia di tutta la regione. Secondo AlSharq Al-Awsat, il quotidiano arabo internazionale con sede a Londra, il 17 febbraio sarà in Libia una «Giornata della collera», alla stregua del venerdì egiziano di due settimane fa.
Il Colonnello Gheddafi, preoccupato dell’involuzione della situazione, da tre giorni convoca giornalisti e attivisti politici per aggiornamenti, ma anche, secondo quanto riferito da AlSharq Al-Awsat, per esprimere la sua totale disapprovazione nei confronti di Al-Jazeera, colpevole a suo giudizio di aver incitato la ribellione in Egitto e lanciare moniti a chi volesse sostenere le proteste.
Mubarak «è un uomo povero, non ha neanche i soldi per i suoi vestiti e più volte lo abbiamo aiutato. », ha affermato il colonnello, sostenendo che quanto accade in Egitto è opera del Mossad, il servizio segreto israeliano.
In Libia, come in Tunisia e in Egitto, l’onda lunga della protesta corre sulle stringhe informatiche: l’appello lanciato in rete tramite i social networks ha fatto sì che soprattutto gli studenti si organizzassero e decidessero di scendere in piazza il 17 febbraio a Bengasi.
Data e luogo non sono un caso: nel 2006, nello stesso giorno e mese manifestazioni in origine contro le vignette danesi su Maometto si trasformarono in uno sfogo popolare contro il regime. Dieci persone rimasero uccise negli scontri con le forze dell’ordine, ma questo, come in Tunisia e in Egitto, non basta più a fermare il vento caldo che soffia su tutto il nord africa. Nulla possono le armi contro le tempeste di sabbia. Il colonnello Gheddafi questo lo sa.
Serena Fiona Taurino
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