Scuola, sciopero contro i tagli: cortei in tutta Italia
(7 ottobre 2011) ROMA – «Save school, not bank», si legge su uno striscione che apre il corteo studentesco odierno di Milano, e che tanto ricorda il motto degli Indignati di New York, «End the war, tax the rich». Già, perché «questa crisi, di cui non siamo responsabili, vogliono farcela pagare in ogni modo possibile», si legge nel comunicato dell’Uds alle associazioni universitarie. Una crisi che sta sbriciolando ogni pubblica forma di accesso al sapere e alla formazione e, di conseguenza, sta creando enormi diseguaglianze sociali fra gli studenti.
E allora, oggi, questi ultimi, assieme ai lavoratori della scuola, ai docenti, ai precari e al personale ausiliario dell’Unicobas hanno affollato le piazze di 90 città italiane per protestare contro tutti i miliardi di euro sottratti dalla recente manovra finanziaria al diritto allo studio, all’offerta formativa, agli assegni di ricerca. Contro le classi pollaio, la riduzione del personale e l’accordo del 28 giugno (licenziamenti facili). A favore di un’istruzione pubblica e maggiormente tutelata, tanto per gli studenti, quanto per chi lavora per la sua diffusione.
L’edilizia scolastica e universitaria, infatti, è decadente: in numerose scuole d’Italia banchi e sedie si sono rivelati insufficienti a fronte del sovraffollamento delle aule (si contano 2mila classi pollaio su tutto il territorio nazionale) o perché vecchi e inutilizzabili. Alle famiglie degli studenti, inoltre, è stato richiesto un ingente contributo economico per acquistare non solo libri e materiale didattico strettamente necessari al singolo ragazzo, ma anche oggetti di uso condiviso (dai gessetti alla carta igienica).
A tal proposito, si legge in un comunicato dell’Unicobas:
«La pesantissima manovra finanziaria del governo continua l’opera di smantellamento della scuola pubblica: altri tagli al tempo pieno della Primaria ed alle cattedre in ogni ordine e grado di scuola; altri tagli sul personale amministrativo, tecnico ed ausiliario. Al drastico calo dei finanziamenti per l’istruzione, nel Paese che già spende la più bassa percentuale di PIL nella UE e retribuisce peggio insegnanti ed ATA, si accompagnano le economie sulla pelle degli alunni con una controriforma minimalista che smantella la qualità del sistema formativo italiano a vantaggio dei diplomifici privati».
Punto di riferimento della protesta, a livello nazionale, è Roma: questa mattina il corteo è partito da Roma Piramide verso il Ministero della Pubblica Istruzione al grido di «Noi la crisi non la paghiamo» e al suono di pentole percosse dai manifestanti come se fossero tamburi. In un palco allestito nella piazza adiacente al Ministero interverranno i rappresentanti delle organizzazioni promotrici dello sciopero (Uds, Unicobas e Usi).
Studenti in piazza anche a Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Napoli, Matera Bari, Palermo, Reggio Calabria, Sassari, a formare un unico, grande corteo, da Nord a Sud, affinchè –come si legge ancora nel comunicato dell’Uds – «dal mondo della conoscenza nasca la ribellione, contro ogni ignoranza, contro ogni sottomissione».
Alessandra Morgese
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